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Grappolo di case cui il grigio delle pietre dà nobiltà e bellezza, Fragneto Monforte appare in collina a chi, partendo da Benevento, percorre la Fondo Valle Tammaro. Ai suoi piedi, nella valle e sul pendio, manti di verde a scacchiera. Chi vi giunge, oltrepassata l'antica chiesa di S. Anna e le villette immerse nel verde, si trova nella bellissima Piazza, dove l'elegante Castello dei Duchi di Montalto, il vecchio tiglio da secoli simbolo dei Paese, il bel Campanile separato dalla Chiesa e lo spazio centrale delimitato da nobili palazzetti, la via in salita che s'inerpica ordinata in un susseguirsi fitto di case, creano un colpo d'occhio suggestivo ad ogni ora dei giorno, magico a sera. Chi, rasentando il Castello a sinistra, scende verso la parte più antica dei Paese, passa dinanzi al palazzetto rosa della Biblioteca del Comune che è anche sede dell'Ufficio Postale, e tra case che alternano frammenti d'antico e di nuovo giunge allo spazio che vede accanto, purtroppo disuniti nello stile, la sede dei Comune e la Chiesa della S Croce; pietre, incise con segni segreti, tra loro aggregate dopo un millennio di storia per durare altri millenni, recano messaggi misteriosi. Se poi il visitatore, oltrepassando la piazza, per salite diverse, percorre i quartieri della parte alta, si accorge che molto dei passato torna a vivere con la nobile semplicità dei materiali e delle linee; il patrimonio di abitazioni antiche è già interessato da un intervento di ristrutturazione e a breve il Paese mostrerà il suo impianto originario, offrendo squarci e particolari degni di attenzione e di ammirazione. In alto e ai lati il nuovo si espande con discrezione; non manca il verde, le abitazioni hanno dignità, l'orizzonte è bellissimo oltre la grande valle; il Paese si accuccia misterioso quasi a custodire, geloso, la sua storia, le sue tradizioni.
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FRAMMENTI Di STORIA
Il suo nome trae origine dalla "FARNIA" (Farnitum - Frangete - Fragnito ed infine Fragneto), una varietà di quercia presente in abbondanza nella zona (Quercus Latifolia). Non si sa molto di Fragneto dalla fondazione sino al 1009, mentre dopo tale data il borgo compare frequentemente nelle cronache. E' intorno all'anno 1000 che sì fa risalire, infatti, l'origine dei «Palazzo Ducale», epicentro dell'annesso feudo, chiamato dai Longobardi nei 1010 «Castello Nostro». Nel 1113 ne è signore un certo Rodolfo Pinello della Contea di Ariano il quale con la sua opera continua a tenere alto il prestigio e la ricchezza che avevano in precedenza caratterizzato il feudo. Nel 1138 il castello è oggetto di saccheggio e poi di incendio ad opera di Ruggiero II ma, in breve restaurato, nel 1269 con Carlo I D'Angiò viene ceduto ai Frangipane. Successivamente, nel 1350 il borgo di Fragneto con il castello passa a far parte del contado Beneventano e prende il nome di «Castrum Fragneti Montisfortis». Da allora, così come si evince da varie fonti, il feudo è stato teatro di imprese militari nella contesa tra Alfonso d'Aragona e gli Angioini. A seguito dei movimento tellurico dei 1456 buona parte dei Castello e dei borgo adiacente vengono distrutti ma in pochi anni ricostruiti. Nel secolo XVI alcuni feudi reali vengono concessi a delle nobili famiglie ed è così che anche quello di Fragnito viene dato a «Don Ferrante Montalto», luogotenente vicereale dei Regno nel 1528, e da allora è rimasto alla famiglia coi titolo di ducato fino all'abolizione della feudalità. Oggi il Castello con le sue torri merlate è ancora la testimonianza di un passato glorioso e travagliato; il muro di cinta, il frontale, i tetti, le torri, il cortile interno ed il giardino, portano il visitatore a rivivere, anche se per breve tempo, in pieno ambiente medioevale. Di recente, autorevoli studiosi hanno avanzato l'attendibile ipotesi di un'origine di Fragneto molto più remota di quanto finora si fosse pensato, risalente all'epoca della «Repubblica dei Liguri Bebiani». Certo è che l'attuale territorio dei Comune presenta evidenti tracce di edifici di indubbia origine «romana», riconducibili ad insediamenti Liguri, attese le iscrizioni lapidee rinvenute in c/da Rapinella e la vicinanza con la località Macchie di Circello, sede principale ed originaria di tale popolo.
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La ricostruzione della Chiesa SS. Croce ha inizio nel 1694 sotto la direzione dei Sacerdote Don Angelo Fallace, su incarico dei Cardinale Orsini. Poiché la Chiesa era stata edificata in posizione attigua al Palazzo Ducale, all'epoca già appartenente ai Montalto, questi ultimi avanzarono la pretesa di essere i legittimi proprietari dei suolo e di conseguenza anche dell'erigendo edificio di culto. Superata tale disputa i lavori vengono ultimati agli inizi dei secolo XIX ed ai Montalto viene riservato un finestrone, tuttora esistente, dal quale era possibile assistere alle sacre funzioni. |
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Il Campanile, infatti, in virtù della sua struttura estremamente solida e geometricamente perfetta, nonché delle sue fondamenta che raggiungono un idoneo piano di posa,riuscì a resistere ai suddetti eventi calamitosi. Costruito a cavallo dei secoli XVII e XVIII, i lavori durarono circa 40 anni e non pochi furono i problemi tecnici da risolvere, oggi facilmente intuibili, osservando la complessità delle strutture realizzate. Si dice, e la cosa può apparire veritiera, che per la realizzazione della parte terminale dei Campanile, fu necessario riempire con sabbia silicea l'intero dislivello esistente tra l'attuale palazzo Pellegrini e il piano dell'impalcato sottostante la lanterna. La Soprintendenza ai monumenti ha curato il ripristino dei danni subiti dalle strutture a seguito dei sisma dei 1980. Grazie a una serie di interventi che non ha turbato minimamente l'aspetto architettonico, oggi lo strapiombo dell'angolo nord della lanterna, perfettamente visibile, è stato recuperato alla sua stabilità originaria. Sul lato est e alla base del Campanile è inserita una lapide con iscrizioni che rievocano la ricostruzione della Chiesa nel nuovo sito rispetto alla originaria piazzetta della Croce dove l'antica Chiesa Madre venne distrutta dal terremoto dei 1688. |
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Fin dal secolo XVI questo maestoso e vetusto albero dava il nome alla piazza già allora esistente. Per i fragnetani esso oltre a rappresentare il tradizionale luogo di ritrovo, costituisce, nell'immaginario collettivo, il simbolo dei paese.
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CHIESA MADRE SS. NICOLA E ROCCO
L'antica Chiesa, già danneggiata dal terremoto del 1837, rovinò completamente a causa di un movimento franoso intorno al 1850. La ricostruzione, avvenuta nell'attuale sito, venne curata tra il 1856 e il 1879 dall'Arciprete Giovan Battista Mastrogiacomo, il quale, si narra, ottenne il primo finanziamento per i lavori della Chiesa dal Re delle Due Sicilie recandosi da lui personalmente. Il resto della Chiesa venne realizzato con il contributo di tutti i cittadini. E' ancora vivo un aneddoto curioso collegato a tale episodio, nel quale si racconta che l'Arciprete, ogni domenica, in processione, conducesse i fedeli nella vicina località Arannesi e che da quel sito conducesse poi con sè ogni uomo valido, con un sasso sulle spalle, per i lavori da concludere. Si può , quindi, realmente affermare, che la Chiesa appartiene a Fragneto in quanto costruita dai fragnetani medesimi. |
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Il suo protettore era il glorioso martire S. Eustachio che sotto questo titolo volle, nel 1690, gettare le fondamenta di una chiesetta nel Rione San Donato, la cui costruzione, alla sua morte, giunse a livello delle soglie delle finestre. L'edificio fu lasciato in dono all'Università a patto che venisse portato a termine. I lavori furono ultimati nell'anno 1703 ma la suddetta chiesetta non fu più dedicata a S. Eustachio, bensì a San Donato e ciò per la somma devozione che l'Università (che aveva contribuito all'ultimazione della chiesa) aveva per questo martire. Il Cardinale Orsini in visita alla Chiesa nel 1703 le fece dono di una reliquia chiusa in una preziosissima teca. Dopo l'ultimazione, avvenuta come già detto nel 1703, la Chiesa non ha subito né grossi interventi, tranne quello dei 1861 che realizzò l'ampliamento con la costruzione di due corpi adiacenti alla navata della Chiesa e in corrispondenza dell'abside e dei Campanile, né gravi danni dagli eventi sismici successivi al 1703, tanto che nel 1853 fu trasferito nella chiesa l'antico oratorio dell'Immacolata dalla Chiesa Madre fortemente danneggiata e rovinata da una frana. La Chiesa è stata riaperta al culto, dopo gli interventi di ripristino dei danni subiti dal sisma dei 1980. |
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La Chiesa di S. Anna è prospiciente la sede stradale della provinciale chiamata dei 'due Principati', nelle immediate vicinanze dei sottopassaggio ferroviario che porta a Fragneto l'Abate. La Chiesa, in origine dedicata a S. Leonardo, successivamente cambiò nome per essere dedicata a S. Anna, venerata il 26 luglio, fin dalla metà dei XVIII secolo. Il fabbricato adiacente, da sempre abitazione del custode, conserva ancora la sua tipologia originaria. Interessante l'arcatura in pietra sulla parete sud, tipicamente seicentesca, anche se di scarso rilievo architettonico. Alla facciata principale della Chiesa, che, invece, risale alla fine dello scorso secolo, è legato un episodio ancora vivo nella tradizione popolare. Durante la realizzazione dei predetto sottopassaggio ferroviario, costituito da un ponte di pietre squadrate, il Frate addetto alla custodia della chiesa, Fra Felice, sottraeva i pezzi migliori di pietra con l'intendimento di ristrutturare la chiesa e renderla più decorosa. Ciò creava grave intralcio all'andamento dei lavori, perché le pietre, numerate appositamente per l'orditura dei manufatto, venivano trasportate con il treno da molto lontano. Dell'accaduto venne, quindi, informato l'ingegnere direttore dei lavori, il quale promise al Frate di provvedere, a spese della ditta costruttrice, al rifacimento dell'intera facciata della Chiesa, a condizione che avesse desistito dal portar via le pietre dal cantiere medesimo. L'impegno fu mantenuto e oggi abbiamo modo di veder realizzata la facciata della Chiesa con le stesse pietre dei ponte antistante, in perfetta armonia architettonica con l'assetto dell'intera struttura. |
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Fragneto Monforte (Benevento) - ITALIA Altezza minima s.l.m. = m 111 Altezza massima s.l.m. = m 540 Altezza centro abitato s.l.m. = m 370 Abitanti 2000 Collegamenti: - Scalo ferroviario nel centro abitato - linea ferroviaria «Benevento-Campobasso» - Strada a scorrimento veloce, «Fondo Valle Tammaro- Benevento - svincolo «Caianello - Campobasso - Isernia» - Autolinea - Strada Provinciale 'Dei Due Principati'- Napoli - Benevento - Campobasso Distanza: - da Benevento Km 16 - da Campobasso Km 50 - da Napoli Km 70
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